Maltrattamenti in famiglia - elemento oggettivo

Corte di Appello di Bari, sez. III, 20 giugno 2008 n. 1186, Imp. F. V.

Si configura il reato di maltrattamenti, qualora si realizzi una condotta di sopraffazione sistematica e programmata tale da rendere la convivenza particolarmente dolorosa. (nella fattispecie l’imputato poneva in essere in modo costante un’azione delittuosa violenta, sistematica e pervicace nei confronti della moglie e dei figli).
Non scrimina in alcun modo la condotta di maltrattamenti l’aver agito, secondo l’imputato, per finalità educativa né consente di qualificare diversamente fatti, ex art. 571 c.p., trattandosi di condotta violenta, caratterizzata da percosse, lesioni, gravi ingiurie, umiliazioni di ogni genere e minacce. Gli atti di violenza devono ritenersi oggettivamente esclusi dalla fattispecie dell’abuso dei mezzi di correzione, dovendosi ritenere tali soltanto quelli che per la loro natura sono a ciò deputati per l’importante e delicata funzione rieducativa.
Ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti, è richiesto il solo dolo generico, consistente nella coscienza e volontà di sottoporre la vittima ad una serie di sofferenze fisiche e morale in modo abituale, instaurando un sistema di vessazioni e sopraffazioni che avviliscono la persona offesa.
Non si applica il principio dell’assorbimento ma concorrono tra loro i reati di maltrattamenti e di lesioni personali volontarie data la diversa obiettività giuridica dei reati.