Negligenza dell'ostetrica e rifiuto di atti di ufficio

Tribunale di Foggia sez. I, 30 marzo 2006, n. 516 imp. C. A.

In tema di rifiuto in atti di ufficio ex art. 328 comma 1 c.p. – che si perfeziona con la semplice omissione del provvedimento di cui si sollecita la tempestiva omissione, incidente sui beni di valore primario, quale la sanità – non sanziona penalmente la generica negligenza o la scarsa sensibilità istituzionale del ritardo del pubblico ufficiale, ma sanziona il rifiuto consapevole di atti da adottarsi senza ritardo per la tutela di beni pubblici, rispetto alle quali sono state conferite quelle funzioni pubbliche.
In particolare, per la configurabilità del reato di rifiuto di atti di ufficio in materia sanitaria è necessario che la condotta si riferisca ad atti che per ragioni di sanità siano indilazionabili: ciò si verifica qualora ricorra la possibilità di conseguenze dannose, dirette a ledere il bene della sanità fisica o psichica del cittadino. (nella specie, l’imputato, un ostetrico, nella circostanza di un parto avvenuto nella camera di degenza, avuto contezza della situazione in essere, si è limitato a recidere le mutandine della partoriente con un paio di forbici, non ostacolando il buon esito del parto stesso né producendo lesioni alla madre ovvero alla figlia).