Funzionario Winkelmann assolto da tutte le accuse

Lo stabilimento di Foggia della Winkelmann Mineraria fu sottoposto a sequestro preventivo il 2 dicembre 2004 a seguito di una denuncia di alcuni sindacalisti per la asserita presenza di amianto.
All’atto del sequestro, i Carabinieri del NOE, intervenuti insieme alla Polizia Provinciale, contestarono al titolare e al dipendente di grado più alto diversi reati ambientali, tra cui le emissioni in atmosfera e lo scarico illecito di acque reflue industriali nel canale di bonifica onc e nel sottosuolo.
Il sequestro fu mantenuto per circa sei mesi, durante i quali, pur affermando la regolarità della propria condotta e delle proprie autorizzazioni, la Winkelmann ha rispettato tutte le prescrizioni imposte dall’Autorità Giudiziaria, ottenendo il dissequestro.
A seguito delle indagini preliminari, il titolare e un dipendente della Winkelmann sono stati tratti a giudizio per tutti i reati contestati, ad eccezione di quello relativo alla presenza illecita di amianto, esclusa con certezza già dal PM nella fase preprocessuale.
Il giudizio si è sdoppiato a seguito di una eccezione difensiva sulla formulazione di una delle imputazioni alla prima udienza dibattimentale. Entrambi i processi si sono conclusi con sentenza di primo grado.
Il Giudice monocratico dott.ssa Elena Carusillo, all’udienza del 12 febbraio 2009, ha emesso la sentenza per i reati relativi alle immissioni in atmosfera (che ha comportato le maggiori difficoltà per l’azienda in prospettiva del dissequestro), allo scarico delle acque reflue industriali e alla gestione dei presunti rifiuti.
Il dott. Giacomo Forte, all’udienza del 28 settembre, invece, ha emesso la sentenza per il reato relativo alla gestione delle acque meteoriche.
Il complessivo esito processuale ha sancito la palese infondatezza di quasi tutte le accuse nei confronti dell’azienda, soprattutto di quelle più gravi (presenza di amianto, immissioni in atmosfera): il dipendente Winkelmann, definito (dall’accusa) responsabile dello stabilimento di Foggia, Ing. Modesto Chiappinelli, è stato assolto con formula piena da tutte le accuse, mentre l’unica condanna (a pena sospesa) è stata emessa nei confronti del titolare dell’azienda per il solo capo di imputazione relativo alla gestione di presunti “rifiuti” (in realtà sottoprodotti di lavorazione, assolutamente inerti e non nocivi, stoccati da molto tempo in uno dei piazzali dell’azienda e smaltiti poche settimane dopo l’avvenuto sequestro).
L’Avv. Michele Vaira, difensore di entrambi gli imputati, molto soddisfatto per aver smontato il castello accusatorio, ha comunque presentato appello per il titolare dell’azienda avverso la sentenza di primo grado, sostenendo la non corretta qualificazione quale rifiuto dei sottoprodotti. Il reato, in ogni caso, risulta ormai prescritto.




Comments