Prete molestatore: Salesiani e Parrocchia a giudizio

Il GUP di Foggia, dott. Antonio Diella, ha emesso, nell'ambito del procedimento a carico di Nicolangelo sac. Rossi un provvedimento, senza precedenti noti in giurisprudenza, con cui ha autorizzato le parti civili costituite contro l'imputato a citare, quali responsabili civili per i fatti dell'imputato, la parrocchia ove prestata il suo ministero sacerdotale e l'Ordine di appartenenza, i Salesiani di Don Bosco.
In tale contesto storico (di ravvedimento e pentimento, espresso apertamente dal Santo Padre in più occasioni, e da ultimo nel viaggio pastorale in Gran bretagna) e giudiziario tale provvedimento, emesso da uno dei Giudici più autorevoli d'Italia, rappresenta un'affermazione di principio di straordinaria importanza, anche dal punto di vista morale.
Si stabilisce, quindi, in astratto, che le parrocchie sono responsabili per i reati dolosi, anche di natura sessuale, commessi dai propri sacerdoti.
Il Giudice, tecnicamente parlando, ha ravvisato l'"occasionalità necessaria" tra la funzione e il fatto.

L'Avv. Michele Vaira, difensore della vittima che ha dato il via all'inchiesta (che ha dimostrato la serialità delle azioni delittuose del prelato), è soddisfatto  per la decisione del Giudice:
«Una decisione giusta, che avrà conseguenze per tutti i processi futuri, fin dalla fase delle indagini preliminari. Le gerarchie ecclesiastiche, da ora in poi, sapendo che sono tenute a pagare i danni, saranno più attente a tutelare i piccoli fedeli dai pedofili piuttosto che la loro immagine da un eventuale scandalo.
Da un Giudice della caratura professionale e dallo spessore morale del dott. Diella c'era da aspettarsi una presa di posizione così avanguardista e coraggiosa, quanto giuridicamente ineccepibile.
Per mere questioni processuali i responsabili civili potranno essere estromessi dal giudizio penale (dal momento che c'è stato un incidente probatorio), ma il principio espresso dal Giudice sarà importantissimo nel successivo processo civile ».

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