Tentato omicidio - elemento soggettivo

GUP Larino, 2 maggio 2007 n. 33, Giudice Colantonio, imp. P. F. e altri

In ipotesi di tentato omicidio, la prova del dolo – ove manchino esplicite ammissioni da parte dell’imputato – ha natura essenzialmente indiretta, dovendo essere desunta da elementi esterni e, in particolare, da quei dati della condotta che per la loro non equivoca potenzialità offensiva sono idonei ad esprimente il fine perseguito dell’agente. Ciò che ha valore determinate per l’accertamento della sussistenza dell’
animus necandi è l’idoneità dell’azione, la quale va apprezzata in concreto, senza essere condizionata dagli effetti realmente raggiunti, perché altrimenti l’azione, per non aver conseguito l’evento, sarebbe sempre inidonea nel delitto tentato. (nella fattispecie, sussiste il dolo diretto nella condotta del prevenuto che, nel corso di una rapina, esplodeva 2 colpi di pistola a bruciapelo ed ad altezza d’uomo, contro il rapinato che tentava una reazione, senza conseguenze mortali, non potendosi comunque ritenere che, in relazione alle modalità della condotta e del mezzo usato, l’autore si fosse rappresentato l’esito letale).