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Archiviazione querela Prof. Robustella (UniFG) contro quotidiano l'Attacco

28-01-2020 21:04

Il procedimento penale nato dalla querela per diffamazione sporta contro l’Attacco dalla professoressa dell’Università di Foggia Carmela Robustella, di cui l’Attacco scrisse a fine 2017 per via delle contestazioni nate nel Dipartimento di Economia dopo che la sipontina (designata dal rettore Maurizio Ricci nel cda) vinse il concorso IUS/05.

Con ordinanza dell’8 gennaio 2020, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia ha sciolto la riserva assunta nell’udienza del 28 ottobre 2019, in cui si è discusso sull’opposizione alla richiesta di archiviazione proposta dalla prof. Robustella.

In tale udienza, l’Avv. Michele Vaira, difensore dell’Attacco, ha sostenuto la scriminante dell’esercizio del diritto di cronaca e di critica.

L’Avv. Michele Vaira ha dichiarato: «Il provvedimento del Giudice pone l’accento, come evidenziato da questa difesa in sede di discussione, sulla necessità di bilanciare i contrapposti interessi del diritto alla reputazione della persona offesa e del diritto (ma aggiungerei dovere) di cronaca e di critica.
Nel caso specifico, il bilanciamento è stato semplice: la ricostruzione dei fatti era fedele; erano riportate le ragioni di entrambe le “parti” (docenti ricorrenti e prof.ssa Robustella); il linguaggio era oltremodo rispettoso, e quindi continente. L’unico termine leggermente sopra le righe, ossia “cerchio magico”, è stato definito correttamente dal Giudice quale termine inoffensivo, trattandosi di comune locuzione giornalistica utilizzata per descrivere un gruppo di persone nelle quali il soggetto apicale (in tal caso il Magnifico rettore) ripone particolare fiducia.
È doveroso sottolineare che in nessuna parte dell’articolo di cui si è discusso si è mai dubitato delle qualità accademiche della Prof.ssa Robustella.
In ogni processo di questo genere colgo l’occasione di sensibilizzare i Giudici sullo stato (invero preoccupante) della libertà di stampa nel nostro Paese.
L’Italia è penultima in Europa Occidentale, solo grazie alla Turchia fanalino di coda.
Leggo spesso, troppo spesso, dei capi di imputazione (non era questo il caso) che hanno più le sembianze della lesa maestà che della diffamazione vera e propria.
Per fortuna, la giurisprudenza di legittimità ha autorevolmente specificato che, già dal punto di vista oggettivo,
Va anche ricordato, a beneficio di quanti manifestano insofferenza nei confronti della stampa, che chiunque rivesta un ruolo pubblico, in particolare cariche elettive, o chiunque sia pagato con il denaro pubblico o a qualunque titolo lo amministri, è soggetto a un più penetrante controllo da parte della pubblica informazione.»

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